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rassegna stampa
mercoledì 18 ottobre 2006

Milano non dimenticare la Casa della Poesia

di Giuseppe Conte

da Il Giornale del 18 ottobre 2006

I tagli della Finanziaria fanno versare fiumi di lacrime. Il Rettore del Politecnico di Milano Giulio Ballio dichiara che con trecento milioni di euro salvati il governo avrebbe concesso un anno di vita decente all’insieme dell’Università italiana. E così? Morirà tra sterpi e rifiuti anche la mia meravigliosa Università di via Festa del Perdono, andrà in malora la costruzione ardita e armonica del Filerete che ha visto nelle sue aule e nei suoi cortili nascere tante idee, passioni, amicizie? Quando con Stefano Zecchi ci aggiravamo, studenti austeri e diligentissimi, per i corridoi della Facoltà di Lettere e Filosofia, in attesa di assistere alle lezioni carismatiche di Enzo Paci, a quelle lievi ed eleganti di Gillo Dorfles, l’Università era ancora protetta dall’invadenza dell’economia e della finanza. O almeno così la pensavamo noi, che ci sognavamo filosofi e poeti. Chi l’avrebbe detto allora che Zecchi un giorno sarebbe diventato assessore alla Cultura e che avrebbe fatto nascere una Casa della Poesia con sede nella Palazzina Liberty? I tagli della Finanziaria arriveranno per li rami a toccare anche questa istituzione nuova e benemerita?

Chiunque debba pregare, vi prego: Prodi, Rutelli, Moratti, Penati, Formigoni, Sgarbi, non fate piangere i poveri, non fate piangere i poeti. Non sono sospetto di conflitto di interessi. Io non faccio parte né del gruppo fondatore dei nove, né del consiglio direttivo dei cinque. Pur operando da vent’anni nella poesia a Milano come consulente di un grande editore, vengo giustamente considerato ligure, e quando non sono in viaggio me ne sto al mare. No, io difendo la Casa della Poesia perché sono convinto che sia un servizio importante per una città che si definisce sempre città degli affari, del design, della moda, ma che della poesia ha più bisogno di quanto mediamente si pensi. Nessun soffio di rinnovamento vitale di una città avviene senza poesia. Senza poesia, non c’è fantasia, immaginazione, solidarietà, slancio. Per esempio prendiamo Telecom Italia, la bufera che l’ha investita. Non basta più che sponsorizzi eventi poetici. Deve mandare i suoi dirigenti a scuola di poesia, a imparare le grandi metafore e i grandi simboli della comunicazione.

La Casa della Poesia ha oggi un presidente, che è Giancarlo Majorino, e un vicepresidente, che è Tomaso Kemeny. Tutti e due sono risorse per la poesia milanese. Majorino, dai modi felpati, disincantati, simpatici, viene dalla più pura sinistra intellettuale della città. Kemeny è un mitomodernista, un innamorato della vita, di Tasso e di Byron, dell’Italia e della Transilvania di cui è originario. Imbevuto egualmente di spirito surrealista e di spirito luterano, Kemeny sta spendendosi per la Casa della Poesia con dedizione ed entusiasmo. So che per ora né Majorino né lui hanno ancora ottenuto udienza dall’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi. Intanto la Casa della Poesia lavora. Promuove un ciclo di incontri con gli insegnati medi su grandi poeti del Novecento, da Bertolucci a Pasolini alla Rosselli, ha appena realizzato un evento dal titolo appassionante «Scrivere sui muri» a proposito di polemiche delle quali ci siamo già occupati, e a cui interverrà Umberto Fiori, un ligure poeticamente milanesizzato, già cantante rock e oggi dolcissimo poeta metropolitano. Poi un incontro su Guerra e pace, che ha come oggetto non il romanzo tolstoiano ma la più cruda attualità, con i poeti Franco Buffoni e Gianni D’Elia...

Insomma, sarebbe triste che un taglio della Finanziaria o una distrazione in Assessorato cancellasse tutto questo. Ve lo dico spassionatamente. Trovate qualche euro, voi che potete. Non fate piangere la poesia di cui Milano ha così bisogno.